ASPETTI SOCIO-EDUCATIVI E DI PREVENZIONE

Lavorare con il gruppo, vede diversi aspetti sovrapposti, talvolta il lavoro della guida del gruppo è impegnativo proprio perché, esso rappresenta una micro-società, in cui attraverso il mondo delle relazioni ogni individuo cerca o impone il proprio agire, il proprio esserci. Grazie alla conduzione del gruppo, si pensa al numero di bambini presenti o alle mamme come un corpo coeso, in cui ognuno ha infatti, la propria individualità in crescita e in cambiamento che va sostenuta e valorizzata. L’obiettivo è l’integrazione e l’armonizzazione delle forze in gioco.

Se non fosse così, se cioè, lo psicomotricità non pensasse al gruppo come un corpo unito, non potrebbe considerare tutte le sue parti come assolutamente insostituibili per il buon funzionamento dell’insieme. L’ottica psicomotoria è quindi, quella di pensare a ogni individuo come un micro-cosmo unito e  integrato nei suoi elementi, (corpo, mente, emozioni, ecc…) come facente parte attiva, di una macro sistema che è il riflesso dell’armonia che ognuno riesce a sviluppare in sé stesso e nello sviluppo della crescita. In un’ ottica evoluzionistica, il progredire di ognuno, nel rispetto dell’altro, diventa azione positiva sostenibile, solo da un lavoro di gruppo, che tiene conto consapevolmente delle difficoltà e delle problematiche che possono insorgere nelle dinamiche relazionali e durante lo sviluppo delle competenze e dell’uso delle capacità, fino ad affinarle in talenti.

Attraverso la conduzione di gruppo, l’uso dello spazio con i suoi materiali e il gioco, lo psicomotricista mette in atto strategie che permettono a ognuno di trovare spontaneamente le proprie risoluzioni ai compiti cognitivi, di mettersi in azione cercando in sé la forza e la fiducia per riuscire e per condividere i successi ottenuti dal proprio sforzo.

Lo psicomotricità aiuta e sostiene, così da valorizzare l’aiuto reciproco trai pari, la solidarietà e l’empatia, supportando la nascita dei legami affettivi, che si narrano attraverso la danza, il gioco e il muoversi.

Quando si parla di prevenzione?

L’intervento psicomotorio socio educativo si colloca nella dimensione di prevenzione primaria, indirizzata alla crescita sana ed equilibrata, promuovendo la regolazione personale nell’azione e nel gioco. L’intervento copre una fascia di età molto estesa, che va dalla prima infanzia all’adolescenza, ma esprime la sua massima efficacia nella prima infanzia (0-3) e nella fascia (4-8), perché con la sua metodologia pratica, può davvero attivare, stimolare e sostenere lo sviluppo infantile, dandogli una direzione mirata e appropriata, così da poter prevenire possibili disagi e disarmonie. Inoltre, lavorando nel piccolo gruppo, può individuare disarmonie comportamentali che non sono in equilibrio con il gruppo, e proporre giochi con l’obiettivo di risolvere manifestazioni non utili a se stessi e agli altri.

 

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